Il 2020 passerà alla storia come l’anno del Coronavirus, del lockdown, della grande crisi globale. La pandemia ha cambiato il Mondo stravolgendo le nostre abitudini, le nostre certezze.

Nel 2012 a margine di un convegno all’Hilton Sorrento Palace, il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi incontrò una delegazione di giovani sorrentini. Nel suo discorso, un passaggio fu particolarmente evocativo: “Quando cade un muro si alza un gran polverone ed è difficile guardare davanti a sé. Ma la polvere prima o poi si dissolve ed è possibile costruire qualcosa di nuovo”.

Il muro che è caduto oggi sotto i colpi della pandemia è il tessuto economico sorrentino intrecciato negli ultimi anni, che ha portato benessere e ricchezza mediante lo sfruttamento ai fini turistici di ogni angolo di territorio, e che si è di colpo dissolto allargando le disuguaglianze sociali.

La polvere che si è alzata e che si alzerà sono le difficoltà a cui andremo incontro a partire dal prossimo autunno. Il reddito delle fasce medio-basse verrà falciato dalla crisi. Con l’inverno climatico ci attende anche un inverno sociale ed economico: famiglie e lavoratori in difficoltà e con la sola speranza di ricevere i sussidi statali.

Abbiamo l’obbligo, morale e civile, di provare a guardare oltre il muro, di gettare le basi per la ripartenza e per costruire qualcosa di nuovo: un nuovo modello di sviluppo per la nostra Città, che sappia coniugare le esigenze del turismo con la vivibilità e la sostenibilità ambientale, che metta al centro la Comunità dei residenti e i suoi bisogni, che tragga forza dall’immenso capitale ambientale, culturale e umano che abbiamo a disposizione.

Tale onere non può che spettare a una nuova classe dirigente, che deve affermare un nuovo modo di amministrare la Città e nuovi paradigmi alla base dell’agire politico.

Nel corso degli ultimi secoli, la storia di Sorrento è legata da un fil rouge che rappresenta un elemento cruciale per immaginarne il futuro: la nostra città ha sempre avuto una dimensione molto più ampia dei suoi confini, una dimensione internazionale, prima con la marineria poi con il commercio di agrumi e l’artigianato della tarsia quindi con il turismo. Il domani non può che essere lungo questa scia: una città al centro del Mediterraneo, quindi al centro di culture diverse, al centro di sfide ambientali e socioculturali che non possono più essere rimandate.

La Sorrento di domani deve essere una città che respira, che ascolta, che dialoga. Una città dei diritti e della nuova cittadinanza, una città che appartiene ai suoi residenti, ma anche a chi la ama, come sappiamo da centinaia di anni.

Questo manifesto guarda al futuro ed è rivolto alla Città di Sorrento. Non rappresenta un programma elettorale né una fumosa “lista della spesa”, ma un insieme sinergico e organico di idee e progetti per la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo. Una visione di lungo periodo per il futuro della nostra Città che parte dagli interpreti, i giovani, e definisce gli obiettivi per cambiare radicalmente il tessuto economico e sociale dissolto con la pandemia. Pertanto, tale insieme è sicuramente non esaustivo rispetto a tutte le esistenti criticità cittadine.

Esso non contiene indicazioni sulla necessità di manutenzione della Città, gli interventi di ordinaria amministrazione o l’esigenza di maggiori controlli. Per questo motivo, tanti argomenti non saranno trattati anche se importanti nella quotidianità cittadina, mentre per opportuna brevità ci si soffermerà sugli aspetti ritenuti prioritari in una visione prospettica.

Le proposte descritte non sono, però, da sole sufficienti per il necessario rinnovamento della nostra Città. Servirà innanzitutto l’impegno e il coraggio di persone nuove, competenti e oneste, che vedano l’impegno nelle istituzioni come un estremo atto d’amore verso la propria terra.

Un nuovo umanesimo deve guidare le scelte della prossima classe dirigente. Ai sentimenti di alienazione, all’egoismo e all’imperante individualismo bisogna rispondere con la solidarietà, la fiducia e il rispetto reciproco, mettendo al centro di tutto i bisogni delle persone. Per questo motivo, il nuovo modello di sviluppo deve essere basato su solide basi etiche e morali: il rispetto dei diritti umani e civili e la tutela dell’ambiente sono i cardini per realizzare la necessaria inclusione sociale finalizzata al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

E potremo chiamarlo progresso solo quando saranno coinvolte tutte le fasce sociali e nessuno sarà lasciato indietro.